Misurare l'intensità d'uso o di abbandono produttivo dei territori rurali valorizzando il patrimonio di dati pubblici

per un Green Deal motore di sviluppo delle comunità rurali dei territori ad alto valore naturalistico interessate da abbandono produttivo

Viene proposto un modello di misura dell’uso/abbandono produttivo dei territori rurali, affinché i fenomeni possano essere misurati e governati, prima che l’abbandono colturale si traduca in perdita di suolo vocato per l’agricoltura estensiva.

La strategia UE del Green Deal, che impone sostenibilità per gli allevamenti, se gravosa per gli allevamenti intensivi di pianura, è una grande occasione per le aree interne; ma solo i terreni che ricadono in un fascicolo aziendale hanno titolo per accedere alle misure e, soprattutto, al mercato. Le prime evidenze emerse dall’applicazione del modello, attestano che un ulteriore 10-15% di suolo agricolo è in fase di avanzata disattivazione produttiva, in aree dove l’esercizio dell’allevamento estensivo preserva habitat di direttiva.

Il modello prevede l’incrocio di dati da immagini satellitari con banche dati del settore agricolo, non accessibili ai Comuni, chiamati a governare fenomeni sui quali non dispongono di adeguato quadro informativo.

Obiettivi e destinatari: 
La soluzione proposta è di particolare interesse per: Parchi e Autorità di Rete Natura 2000, per conoscere l’universo di stakeholders e misurare il non uso dei territori rurali su praterie (habitat di Direttiva) spesso oggetto di semplificazione per la scomparsa dell’allevamento, cui è associata la perdita di specie in Direttiva Uccelli; comuni montani interessati da spopolamento, depauperati di competenze tecniche, ove la rarefazione della agricoltura familiare di autoconsumo non è compensata da nuove imprese orientate all’agricoltura biologica; Autorità preposte a politiche settoriali (sviluppo rurale, bacini idrografici, Green Deal, tracciabilità con modelli di blockchain ancorati a dati pubblici); attivazione della banca delle terre; valorizzazione dei milioni di ettari di demanio di uso civico, in capo a migliaia di soggetti gestori di diritto privato o ai comuni enti esponenziali (nel Mezzogiorno) che non dispongono di evidenze sulla dinamica di gestione dei demani collettivi.

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