Andrea Vian

Situazione di partenza

Alla fine del 2014, vengo contattato dalla governance dell’Università di Genova, che ritiene necessario aggiornare il sito web. Il lavoro da me svolto ha portato ad una profonda trasformazione digitale dei servizi informativi alla base del web di ateneo, nonostante i pur stringenti vincoli economici, politici e organizzativi di una pubblica amministrazione. Ma pure gli ostacoli politici e organizzativi impallidiscono davanti alla resistenza culturale del radicatissimo abbiamo sempre fatto così. Nel web di ateneo, la prassi è la proliferazione di touchpoint progettati esclusivamente a misura di chi li deve mantenere; monadi tecnologiche realizzate con le competenze già presenti nell’istituzione, in modo da non costringere alla formazione e all’aggiornamento professionale; open source come sistematica strategia di deresponsabilizzazione, invece che come modello di divulgazione e condivisione della conoscenza. Le ragioni di scelte così dannose per la pubblica amministrazione sono storicamente numerose e complesse, così come risulta spesso sbagliato attribuire colpe individuali quando il contesto collettivo impedisce di operare diversamente. Ma dal punto di vista del design orientato a una maggiore soddisfazione dei bisogni degli utenti, conta soltanto come questo circolo vizioso possa essere spezzato e come si possa avviare una maturazione dell’istituzione nei confronti dell’esperienza dei suoi utenti (Nielsen, 2006).

Cosa è stato fatto

Il primo contatto ha natura esplorativa: si valuta semplicemente l’opportunità di coinvolgere un designer. Sei anni dopo, il progetto di visual design è divenuto un progetto di trasformazione digitale a 360°. Tutti i siti web principali sono coinvolti nel redesign: il sito principale e i 200 siti dei corsi di studio che UniGe offre a vari livelli (laurea, laurea magistrale, dottorato). UniGe ha abbracciato l’approccio design driven e l’ha esteso alla comunicazione e all’analisi dei dati. Ho condotto le fasi di progettazione e prototipazione con un apposito gruppo multidisciplinare, che ha coinvolto docenti di diverse competenze e altri portatori di interesse dell’ateneo genovese. Ciò ha condotto alla successiva strutturazione di un piccolo gruppo multidisciplinare permanente, composto da designer, sviluppatori, analisti di processo, copywriter e data scientist. Mentre la complessità e gli oneri di progetto crescevano, il gruppo di prototipazione evolve in una collaborazione radicale permanente, fino a divenire anche un gruppo di progettazione. Anche la trazione del gruppo si è estesa: la ricerca di design che guidava l’iniziativa originale ha avuto sempre più bisogno di dati e capacità di analizzarli, per interpretare la complessità del contesto socio-tecnico e per orientare l’azione di design. Questa, a sua volta, ha continuato a esercitare una profonda influenza sulle scelte tecnologiche e sulla scelta delle domande cui cercare risposta nei dati. La collaborazione con Annalisa Barla, data scientist e professoressa di informatica dell’ateneo genovese, ha permesso al gruppo di collaborazione radicale permanente di acquisire una nuova trazione integrata collaborativa, design e data driven. Il risultato del lavoro è un sistema integrato, data-driven, incentrato sull’utente che governa una redazione centrale e distribuita, promuove il paradigma single-sourcing e ottimizza la gestione di 200 siti, garantendo la correttezza dei contenuti e il costante aggiornamento.

Aderenza al premio

In un mondo dove informazioni e tecnologie crescono esponenzialmente, le soluzioni tradizionali risultano totalmente inefficaci a garantire non solo la fruibilità dei servizi, ma perfino la comprensione del livello di complessità del contesto, nonostante questa sia assolutamente necessaria a orientare qualunque azione informata. La trasformazione digitale operata in UniGe è orientata quindi a garantire la più alta efficienza di elaborazione ed esposizione delle informazioni, in modo da garantire correttezza e coerenza, e prevenire ridondanza e contraddizioni. Design thinking, analisi dei dati e radical collaboration hanno guidato l’ideazione di un sistema federato che, a partire dall’analisi dei processi dell’istituzione, sposta a monte la complessità informativa non eliminabile. A monte, le informazioni sono strutturate con strumenti automatici e semiautomatici secondo gli schemi di riuso del testo e i profili di fruizione degli utenti emersi dall’attività di web design human centered. Il visual design e l’architettura dell’informazione dei nuovi siti UniGe muovono dall’analisi dei dati, dalla ricerca etnografica e dai test di usabilità. A causa dell’elevata complessità del contesto informativo, sono orientati alla massima semplificazione, attraverso la profilazione dei bisogni e analisi delle posture degli utenti, per rimuovere la complessità non pertinente. L’architettura delle informazioni e l’interfaccia utente sono quindi strutturate secondo il visual information seeking Mantra: Overview first, zoom and filter, details on demand di Ben Schneiderman (1996), e sfruttano l’interattività del mezzo per proporre esclusivamente quanto richiesto. La complessità informativa è quindi ripiegata dietro un’interfaccia di fruizione che non ribalta l’interezza delle informazioni - comprese quelle non pertinenti - sul lato utente, ma risponde dinamicamente alle richieste. Si tratta di un web design human centered e semplificante, completamente votato alla logica di usabilità del less is more.

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